Da The Guardian – 19 gennaio 2018 – di Jonathan Watts

 

Ma a morire non sono attivisti protezionisti. Al contrario, è stato ucciso un pastore indigeno durante un’evacuazione forzata di un villaggio per un progetto di conservazione dell’acqua finanziato dall’U.E.

 

L’Unione europea è stata accusata di una risposta fatalmente lenta e blanda agli avvertimenti sul rispetto dei diritti umani dopo l’uccisione di un indigeno in uno dei progetti finanziati in Kenya.
Robert Kirotich, un Sengwer – una delle ultime popolazioni forestali del Paese – è stato riferito sia stato ucciso dal Servizio Forestale del Kenya durante uno sfratto forzato per il progetto di conservazione dell’acqua da 31 milioni di euro finanziato dall’UE a Mount Elgon e Cherangani Hills.
Membri della sua comunità hanno detto che le guardie forestali hanno sparato proiettili contro un gruppo di 15 uomini che stavano allevando bestiame a Kapkot Glade. Secondo quanto riferito, gli aggressori hanno bruciato case, ferito un altro uomo – David Kipkosgei Kiptilkesi – e ucciso Kirotich.
Abbiamo sempre cercato di evitare una situazione così drammatica, ma l’Unione Europea ed il Governo hanno ignorato le nostre grida“, ha scritto l’attivista dei Sengwer, Elias Kimaiyo, in una e-mail all’Organizzazione per la Protezione delle Foreste.
Stefano Dejak, l’ambasciatore dell’UE in Kenya, ha condannato l’omicidio ed ha inviato al governo keniota l’avvertimento che l’uso della forza avrebbe comportato una sospensione dei finanziamenti.
Il progetto riprenderà solo “se verranno fornite garanzie che benefici e rispetti tutti i keniani, incluse le comunità indigene“, ha detto Dejak al Guardian. Ma questa risposta è stata criticata come tardiva.
Migliaia di case sarebbero state bruciate dai ranger del Kenya Forest Service in un’azione di sgombero sugli altopiani coperti dalla foresta di Embobut, che è un’importante fonte d’acqua.
Il conflitto sulla terra in quelle zone risale all’era coloniale britannica. Più recentemente, è deflagrato come conseguenza della decisione del governo di classificare il territorio ancestrale dei popoli Sengwer e Ogiek come area di conservazione.

Thousands of homes have reported to have been burned down by Kenyan Forestry Service rangers in the Embobut forest.
Una delle operazioni di evacuazione di villaggi in Kenya
per la realizzazione del progetto finanziato dall’U.E.

I residenti sono stati ritenuti occupanti abusivi e costretti a fuggire da quelli che sostengono essere state vessazioni, intimidazioni e arresti da parte del governo kenyota.
L’attenzione sulla questione è aumentata nel 2014 quando centinaia di ONG hanno definito “genocidio culturale” quel che stava avvenendo nei confronti delle popolazioni Sengwer e Ogieke e la Banca Mondiale aveva ammesso che il suo progetto di compensazione del carbonio nell’area stava violando i diritti umani.


L’UE è stata coinvolta nel 2016, quando ha accettato di finanziare il programma di protezione delle torri idriche e di mitigazione dei cambiamenti climatici, sul territorio contestato. Dejak ha affermato che gli impatti sui diritti umani e sociali sono stati valutati in uno studio di fattibilità durante la fase iniziale.
Ma i sostenitori dei Sengwer dicono che i loro avvertimenti sono stati ignorati. Justin Kenrick del Forest Peoples Programme ha detto che l’UE ha finanziato il Servizio forestale del Kenya facendo un passo indietro rispetto alla Banca Mondiale non riconoscendo l’esistenza dei Sengwer e deglii Ogiek.

La risposta dell’UE è stata estremamente blanda e completamente incoerente con la politica dell’UE per le popolazioni indigene“, ha affermato Kenrick. “L’UE non ha imparato dagli errori del progetto della Banca Mondiale“.Poco prima dell’uccisione di Kirotich, tre esperti delle Nazioni Unite – John Knox, Michel Forst e Victoria Tauli Corpuz – hanno chiesto al Kenya di fermare gli sfratti ed all’UE a sospendere il suo progetto.
Anche Amnesty International ha sollevato preoccupazioni. La ONG ed altri attivisti sostengono che il modo migliore per proseguire nel progetto è far sì che le popolazioni indigene siano coinvolte nel processo decisionale e nella gestione della foresta.
L’UE, l’ONU ed Amnesty International hanno effettuato una missione esplorativa nella regione nella giornata odierna.

 

 

da The Economist – 12 dicembre 2017

 

L’America del Sud e l’Africa sub-sahariana stanno vivendo la deforestazione, ma in Europa è una storia molto diversa.
In Grecia ed in Italia la crescita della superficie forestale, dal 1990 ad oggi, è passata dal 26% al 32%.

 

Le foreste, in paesi come il Brasile e il Congo, godono di molta attenzione da parte degli ambientalisti ed è facile capire perché. L’America del Sud e l’Africa sub-sahariana stanno sperimentando la deforestazione su vasta scala: ogni anno si perdono quasi 5 milioni di ettari.

L'immagine può contenere: cielo, albero, pianta, nuvola, spazio all'aperto, natura e acqua
Paesaggio del nord del Portogallo,
ai confini con la Spagna. Sullo sfondo, una piantagione
di eucalipti.
Ma le foreste stanno cambiando anche nei ricchi Paesi occidentali. Stanno diventando più grandi, sia nel senso che occupano più terra  sia nel senso che gli alberi sono più grandi. Cosa sta succedendo?
Le foreste si stanno diffondendo in quasi tutti i Paesi occidentali, con la crescita più rapida in luoghi che storicamente avevano scarsa copertura forestale. Nel 1990 il 28% della Spagna era boscoso; ora la percentuale è del 37%. In Grecia ed in Italia la crescita è passata dal 26% al 32% nello stesso periodo. Le foreste stanno gradualmente prendendo più terra in America ed in Australia. Forse la cosa più sorprendente è la tendenza in Irlanda. Circa l’1% di quel paese era coperto da foreste quando divenne indipendente nel 1922. Ora le foreste coprono l’11% del territorio e il governo vuole spingere la percentuale al 18% entro il 2040.
Due cause su tutte sono alla base di questa crescita. Il primo è l’abbandono dei terreni agricoli, specialmente in luoghi ad altidudine elevata e riarsi, dove nulla cresce adeguatamente bene. Laddove gli uomini rinunciano a ricavare reddito da olive o da pecore, lì gli alberi semplicemente si insediano.


L'”inverdimento” dell’Occidente non delizia tutti. Gli agricoltori lamentano che le piantagioni di alberi generosamente sovvenzionate sono state dismesse (ricevono anche sussidi per l’agricoltura, ma quelli per piantare alberi sono particolarmente generosi).

 
Il secondo è composto da politica e sussidio economico. I governi hanno protetto e promosso le foreste per diversi motivi che vanno dalla necessità legname per la costruzioni di navi da guerra in legno al desiderio di promuovere la costruzione di case suburbane. Sempre più spesso accolgono le foreste perché consentono la cattura e lo stocccaggio di carbonio. Le giustificazioni cambiano; il desiderio di più alberi rimane costante.
L'”inverdimento” dell’Occidente non delizia tutti. Gli agricoltori lamentano che le piantagioni di alberi generosamente sovvenzionate sono state dismesse (ricevono anche sussidi per l’agricoltura, ma quelli per la piantagione di alberi sono particolarmente generosi). Zone estese di Spagna e Portogallo sono afflitte da terribili incendi boschivi. Questi bruciano particolarmente violenti nelle aree con piantagioni di eucalipto, una specie di importazione australiana piantata per la sua polpa utile alle cartiere, ma che poi si è diffusa da sola. Altri semplicemente non amano l’aspetto delle foreste di conifere piantate in file ordinate. Dovranno abituarsi agli alberi, comunque. La crescita delle foreste occidentali sembra quasi altrettanto inesorabile della deforestazione altrove.