In #Colorado (#USA) da EnviroNews Colorado

 

La Corte distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto del Colorado ha bloccato un Piano di controllo dei predatori con cui si eliminerebbero tra i 15 e i 45 Puma e da 30 a 75 Orsi neri per un periodo di tre anni sul versante occidentale del Colorado e oltre la metà della popolazione di leoni di montagna in un’area di 2.370 miglia quadrate nel Colorado centro-meridionale.

 
 
Orso nero (Ursus americanus)

Buone notizie per gli animali selvatici e per coloro che li amano. Un Tribunale federale ha temporaneamente bloccato un piano controverso per uccidere i leoni di montagna (Puma concolor) e gli orsi neri (Ursus americanus) su terre pubbliche in Colorado. La sentenza segna la più recente in una serie di vittorie per gruppi ambientalisti contro il governo federale.
La sentenza congiunta, pronunciata il 6 novembre 2017 dalla Corte distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto del Colorado, nasce da una causa avviata ad aprile dai gruppi di conservazione WildEarth Guardians e dal Center for Biological Diversity contro il programma dell’US Wildlife Department del Dipartimento dell’Agricoltura (WSU) finalizzato, mediante il controllo dei predatori, a verificare se se tale prelievo aumenti le popolazioni di Cervi muli (Odocoileus hemionus).

Cervo mulo (Odocoileus hemionus)

Wildlife Services è un ramo del servizio di ispezione sanitaria per animali e piante (APHIS) dell’USDA, e collabora con il Colorado Parks and Wildlife (CPW). I gruppi di conservazione hanno criticato a lungo il Wildlife Service per la sua pratica di uccidere importanti predatori come una forma di “gestione”. Nel 2016 quest’ultimo ha ucciso un totale di 2,7 milioni di animali, compresi 1,6 milioni di specie native.
L’agenzia deve ora sospendere le pratiche di controllo dei predatori in alcune parti dello stato fino ad agosto 2018; a quel punto sarà necessario presentare una nuova valutazione ambientale (EA) ai sensi della legge sulla politica ambientale nazionale (NEPA) per determinare gli impatti ecologici generali dei piani.

Leone di montagna (Puma concolor)

Il piano di gestione del Predator Piceance Basin del CPW e il piano di gestione del predatore del fiume Arkansas eliminerebbero tra i 15 e i 45 leoni di montagna e da 30 a 75 di orso nero per un periodo di tre anni sul versante occidentale del Colorado e oltre la metà della popolazione di leoni di montagna in un quadrato di 2.370 metri quadrati -mile area nel Colorado centro-meridionale.
Il divieto temporaneo blocca anche il dispiegamento di M-44 – dispositivi attivati ​​a molla contenenti capsule di cianuro di sodio tossico usati per uccidere coyote, volpi e cani selvatici.
Nel 2016, l’APHIS ha riferito di 60 coyote uccisi intenzionalmente dagli M-44 in Colorado insieme a tre volpi e due corvi uccisi involontariamente.
Il nostro obiettivo finale con la sfida di questa valutazione ambientale è che vogliamo davvero che i servizi per la fauna selvatica diano un’occhiata a quello che stanno facendo e agli effetti sull’ambiente“, ha detto Stuart Wilcox, agente per i guardiani di WildEarth, a EnviroNews in un colloquio telefonico.

 

 

Nel Parco Nazionale del Gran Paradiso

Le spettacolari immagini del #gipeto nel primo

Parco Nazionale alpino italiano

Le spettacolari immagini di un gipeto in volo a pochi metri dalla webcam di sorveglianza sono state registrate dai guardaparco del Gran Paradiso in Valsavarenche, nei dintorni di uno dei nidi frequentati dal grande avvoltoio che, dopo l’estinzione del 1913, è ritornato a popolare le valli dell’area protetta negli ultimi anni.
E’ proprio questo il periodo in cui le coppie di gipeti scelgono il nido per riprodursi, il successo delle nascite e della sopravvivenza dipende da molti fattori e soprattutto dalla scelta del luogo dove accoppiarsi e dove costruire il nido. Importante quindi garantire il massimo della tranquillità, così da lasciare i gipeti liberi di scegliere dove deporre le proprie uova, e ridurre al minimo il nostro disturbo.
La scelta del Gran Paradiso come luogo di nidificazione non è casuale, il Parco infatti è territorio ideale per il gipeto per diversi motivi: la facilità di reperire cibo, grazie all’abbondanza di fauna selvatica, la possibilità di trovare spazi idonei alla nidificazione, grazie alla conformazione delle pareti rocciose, ma soprattutto per la tranquillità che può trovare solo in un’area protetta, in cui sono vietati i sorvoli con elicottero o altri mezzi, e in cui il disturbo antropico è ridotto.
Oltre al nido ripreso dalla webcam in Valsavarenche, anche un nido in Valle di Cogne è frequentato da un’altra coppia di gipeti, che ha scelto per il terzo anno consecutivo le pareti rocciose della Valnontey per nidificare.
E’ stata quindi istituita una zona di protezione nei dintorni della cascata di ghiaccio denominata “Fallo di Plutone”, in cui è proibito arrampicare, addentrarsi e disturbare i siti di nidificazione, comprese le attività di osservazione ravvicinata per foto e riprese. Le misure di tutela che sono state adottate perché la nidificazione vada a buon fine, limitano l’attività di arrampicata su ghiaccio in una zona molto modesta della Valnontey che potrà continuare ad ospitare gli arrampicatori nel resto del suo territorio.
Importante per questo motivo anche le attività di divulgazione e di sensibilizzazione svolte in collaborazione con la Società delle Guide Alpine e con gli operatori turistici di Cogne, che già negli scorsi anni si sono dimostrati attenti all’evento e hanno ribadito il proprio impegno nell’aiutare a far comprendere l’importanza della zona di protezione ai tanti arrampicatori che frequentano la Valnontey in inverno.
Oltre alle attività di prevenzione in essere, il monitoraggio del gipeto da parte del corpo di sorveglianza è quotidiano. Il controllo dei siti di nidificazione, in particolare durante la cova e la schiusa dell’uovo, e prima dell’involo del pullo (il piccolo di gipeto) viene fatto dai guardaparco, insieme ai tradizionali strumenti, con mezzi tecnologici particolarmente avanzati, al fine di assicurare un adeguata protezione ai “tesori” del vero e proprio scrigno della biodiversità che è il Parco.