da “ABC” (quotidiano spagnolo) del 26 novembre 2016 

 

Rete Natura 2000 in Spagna: un commento poco positivo

 

 

 

I problemi che devono essere risolti per raggiungere un equilibrio tra la tutela dell’ambiente e il necessario sviluppo economico e sociale, secondo la Direttiva “Habitat”. Un’invettiva contro l’applicazione della Rete Natura 2000 che può essere ben confutata ma che, in ogni caso, va tenuta in debito conto.

In diversi forum si parla di potenzialità e di opportunità della Rete Natura 2000 come piattaforma di sviluppo per i Comuni inclusi in essa, però poco abbiamo sentito parlare dei problemi che devono essere risolti per raggiungere un equilibrio tra la conservazione dell’ambiente e lo sviluppo economico e sociale necessario, stabilito dalla Direttiva “Habitat”.

 

“La Rete Natura 2000 è stata utilizzata in gran parte per la mera acquisizione e la distribuzione dei fondi europei così come per il controllo dei cittadini intervenendo sulla proprietà da parte dell’Amministrazione pubblica”

Adottata nel 1992, la Direttiva “Habitat” è nata con l’obiettivo di creare una rete che consenta di stabilire la base per la conservazione degli habitat naturali, della flora e della fauna selvatiche. Ma lungi dall’essere uno strumento per la protezione della natura in Spagna, un Paese che dedica agli obiettivi della Direttiva la maggior quantità di territorio in assoluto e in termini relativi, la Rete Natura 2000 è stata utilizzata in gran parte per la mera acquisizione e la distribuzione dei fondi europei così come per il controllo dei cittadini intervenendo sulla proprietà da parte dell’Amministrazione pubblica.

Quelli di noi che professionalmente, da avvocati, si occupano dei temi legati a Rete Natura 2000 sono consapevoli della mancanza di razionalità, analisi e rigore tecnico e scientifico prevalente e delle violazioni sistematiche del diritto di chi è impegnato nello sviluppo e nell’attuazione delle procedure della Direttiva, costringendo i cittadini ad andare nei tribunali che, nella maggior parte dei casi, dichiarano la nullità degli atti prodotti. Recentemente, nove sentenze della Corte Suprema delle Asturie hanno annullato altrettante designazioni di ZSC (Zone Speciali di Conservazione) dei proposti LIC (i nostri S.I.C. – Siti d’Importanza Comunitaria n.d.r.) nel 2004.

Abbiamo casi paradigmatici della strumentalizzazione della rete Natura 2000, come un mezzo per ottenere scopi lontani dalla conservazione della natura. E’ il caso dell’ampliamento dell’estensione della Zona Speciale di Conservazione e Zona di Protezione Speciale di Laguna del Hito a Villar de Cañas (Cuenca).

Cartello nell’area per il centro di stoccaggio dei residui nucleari a Villar de Cañas

In un periodo di un paio di giorni dopo la dichiarazione e l’approvazione del Piano per l’attuale perimetrazione, non esistono studi scientifici o fondazioni che avvalorano l’ammpliamento da 1.000 a 25.000 ettari, se non l’unico scopo dichiarato dalle autorità di estendere la tutela al terreno su cui è stato destinato ad essere realizzato un centro per lo stoccaggio stoccaggio di rifiuti nucleari (ATC), per fermare, impedire oppure ostacolare la sua costruzione, che già aveva i pareri favorevoli e le garanzie necessarie per la realizzazione. Molti detentori di interessi preparano azioni legali contro la Regione Castilla-La Mancha.

“Natura 2000 in Spagna rappresenta un freno allo sviluppo dei territori”

Natura 2000 in Spagna rappresenta un freno allo sviluppo dei territori e induce al loro spopolamento perché è difficile e costoso portare avanti economiche redditizie. E’ il caso delle zone viticole, come Higueruela, Pétrola, Chinchilla e Albacete in cui, dopo aver sovvenzionato l’estirpazione ed il reimpianto dei vigneti, una volta concessi i diritti di impianto ed effettuati gli investimenti, viene rifiutata l’autorizzazione per l’impianto da parte dell’Amministrazione, sostenendo che le terre siano in Zona di Protezione Speciale.

Limitazioni e divieti riguardano l’agricoltura, l’allevamento, la silvicoltura, la ricerca, la piantagione di alberi, l’accesso dei veicoli; il miglioramento della rete di comunicazione, le attività turistiche e ricreative.

Le restrizioni imposte non sono compensate a coloro che, avendo i diritti in precedenza acquisiti su quei territori, ne sono privati, costringendo così queste persone, i proprietari, le imprese, i semplici residenti, o anche i Comuni, a sostenere il costo dell’interesse pubblico per la conservazione della natura, il che è senza dubbio un esproprio mascherato.

La giurisprudenza della Corte di Cassazione si è pronunciata più volte favorevolmente acché, se l’Amministrazione vuole conservare o proteggere questi o altri territori, deve approvare bilanci adeguati per compensare le persone colpite dai vincoli imposti. La tutela deve essere giustificata da studi tecnici e scientifici che analizzino l’effettiva esistenza di habitat e specie da proteggere e le misure da adottare e deve rispettare i diritti di partecipazione dei cittadini allo sviluppo di questi standard.

Tale punto di vista dovrebbe rendere prudente la gestione della materia non potendoci permettere di incoraggiare un maggior spopolamento delle zone rurali o di condannare alla mancanza di redditività qualsiasi attività. Ma, soprattutto, non sembrano essere a disposizione abbastanza soldi per continuare a così allegramente “depatrimonializzare” i territori con l’estensione indiscriminata e lassista della Rete Natura in Spagna.

Pilar Martinez – Avvocato –

da “la Repubblica – ed. Parma” 27 novembre 2016. Grazie a Duccio Berzi per la segnalazione.

Dedicato a chi ritiene che la soluzione, per la presenza del lupo, sia quella finale. Meditate, gente, meditate…

http://parma.repubblica.it/cronaca/2016/11/27/news/allarme_lupo_in_val_taro_troppe_reazioni_di_pancia_poche_di_testa-152922174/

 

 

Parla Luigi Cresci ex veterinario una vita tra questi monti . Come conciliare la convivenza tra  l’animale e “l’uomo appenninico”
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