Ancora sull’immissione di cinghiali da parte dei “cacciatori” – da “Gruppo di discussione italiano sulla ricerca faunistica” vertebrati@liste.cilea.it

Cinghiali allevati per la caccia sotto casa. #2
Una riflessione di Giuseppe Bogliani*.

Giuseppe Bogliani
Se, come me, vi siete chiesti più volte: “poiché il cinghiale si era estinto in gran parte delle foreste europee con la diffusione delle armi da fuoco ad avancarica, come mai non si riesce a ridurne drasticamente il numero o a eradicarlo oggi, quando agiscono squadre dotate di armi ben più efficienti, di radioriceventi, di mezzi fuoristrada, di cani addestrati, in aree ad agricoltura intensiva nelle quali le aree di rifugio sono isolate e per nulla impenetrabili?”.
Succede per esempio nell’Oltrepo Pavese collinare, occupato in gran parte da vigneti intensivi, con pochi boschi sparsi; oppure in Lomellina, area di risicoltura intensiva con pochissime aree boschive, in gran parte aree protette.
Giaggiolo siberiano (Iris sibirica)

Un pensiero maligno lo avevo fatto più volte, soprattutto sentendo i racconti di alcuni conoscenti e consapevole dello “spessore” etico e tecnico di taluni “gestori” locali della fauna.
La presenza del cinghiale in zone intensamente coltivate, densamente abitate e solcate da strade, sta creando vari problemi in termini di danni a coltivazioni (vigneti, risaie) e rischio per le persone (quotidiani gli incidenti stradali). Aggiungo che il danno ad alcune specie vegetali e a parte della mesofauna del suolo è localmente gravissimo (pressocché estinta la popolazione un tempo localmente comune di Iris sibirica; danneggiate molte delle 38 specie di orchidee della zona); ma di quest’ultimo aspetto non importa nulla a nessuno.
Oggi il quotidiano locale da’ la notizia che mi aspettavo: la polizia provinciale (in verità sono i benemeriti agenti caccia e pesca in fase di smantellamento), hanno localizzato quattro allevamenti in un’area fra le più interessanti per i vigneti DOC dello spumante. A parte il “buon gusto” di sparare da altane ad animali in recinto (leggete la descrizione), sono state accertate liberazioni deliberate di animali “pronta caccia” anche fuori dai recinti.
Questo conferma la mia idea: se si vuole eliminare il cinghiale dalle zone non vocate, occorre vietarne la caccia in modo totale in quelle aree e affidare l’abbattimento alle sole guardie provinciali. Niente selecontrollori, altrimenti la giostra ricomincia a girare come ora.

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* Professore Associato di Zoologia presso il Dipartimento di Scienze della Terra e dell’Ambiente dell’Università degli Studi di Pavia

da “La Provincia Pavese” –  24 ottobre 2015

Cinghiali allevati per la caccia sotto casa. #1

Ecco chi crea i problemi.

Allevamenti abusivi che hanno portato i cinghiali in zone in cui un tempo erano sconosciuti, come la Lomellina. 

Quattro allevamenti abusivi di cinghiali scoperti dalla polizia provinciale, che ha denunciato i proprietari. A quanto sembra uno degli allevamenti era addirittura una riserva di caccia privata a pagamento: come nei laghetti per la pesca sportiva. I quattro recinti sono stati trovati nei territori comunali di Canneto Pavese, Montesegale, Stradella e Rocca dè Giorgi. Quest’ultimo, in particolare, aveva tutte le caratteristiche della riserva di caccia privata, a cominciare dall’estensione: sei ettari e mezzo. Gli uomini del comandante Mauro Maccarini nei giorni scorsi hanno effettuato una serie di controlli mirati a verificare l’esistenza di recinti illegali di animali selvatici, in particolare ungulati (come i cinghiali e i caprioli). Durante il blitz gli agenti hanno trovato quattro recinti irregolari, sequestrando 20 cinghiali. I proprietari dei recinti sono stati denunciati alla procura di Pavia per violazione delle leggi sul commercio di specie animali e vegetali in via di estinzione, e per violazione delle norme per la commercializzazione e detenzione di esemplari di mammiferi e rettili che possono costituire un pericolo per la salute e l’incolumità pubblica. Reati che vengono sanzionati con importi che variano da un minimo di 15 mila euro a un massimo di 300 mila euro. In due dei recinti sequestrati gli agenti hanno trovato delle gabbie-trappola: un mezzo di caccia non consentito. I proprietari hanno ricevuto una multa di 1549 euro, con denuncia penale, cui è stata aggiunta un’altra violazione penale per «caccia in periodo di divieto generale». In questo ultimo caso le ammende vanno da un minimo di 929 euro a un massimo di 2582 euro. Altre sanzioni sono state elevate per violazione del regolamento regionale sugli allevamenti di fauna selvatica. «Questi allevamenti abusivi – spiegano le associazioni ambientaliste – sono uno dei motivi che hanno portato i cinghiali in zone in cui un tempo erano sconosciuti, come la Lomellina. Sono alcuni cacciatori poco scrupolosi a

Altana per la caccia in Veneto

immetterli in modo illegale sul territorio, per poter andare a caccia vicino a casa. E’ un business redditizio. I cinghiali sono molto fertili: una femmina può fare 12 piccoli all’anno. Con tre coppie di cinghiali dopo un anno possiamo avere più di 40 esemplari. Tutti sanno che questi animali non sono destinati alla macellazione in proprio». La legge vieta di allevare cinghiali per immetterli sul territorio. Le gabbie sequestrate quindi servivano per catturare cinghiali nel territorio e portarli negli allevamenti, dove farli riprodurre. La caccia al cinghiale si fa in due modi: con le squadre e i cani (al massimo 15 cacciatori) o in altana (una specie di torretta, per sparare agli ungulati dall’alto). Nel recinto di Rocca de Giorgi, un boschetto con un’estensione pari a una decina di campi da calcio, c’erano diverse altane: segno inequivocabile del fatto che la caccia veniva praticata lì dentro, da cacciatori che pagavano per farlo.