da “L’Unione Sarda – ed. Sassari” – 30 agosto 2015

Il Tritone sardo rischia l’estinzione

 

 

Tra i principali nemici, le capre


 

S.O.S. euprotto, la sua sopravvivenza è in pericolo. Il tritone sardo (Euproctus platycephalus), rara salamandra che ha scelto l’isola come sua unica casa, rischia l’estinzione. A minacciarla è l’intervento dell’uomo, che introduce in natura – accidentalmente o in maniera intenzionale – specie invasive: piante che mangiano le specie endemiche, capre selvatiche e gatti domestici, oltre al celebre gambero della Louisiana.

A lanciare l’allarme sono gli esperti dell’Ispra: addirittura il 20 per cento degli animali e delle piante in questo momento sarebbe a serio rischio. Nel caso dell’euprotto o tritone sardo, il suo nome compare già da tempo nella speciale lista rossa Iucn, compilata dall’Unione internazionale per la conservazione della natura.

Non solo. Al 2010 risale un piano predisposto dalla Regione per la conservazione dell’euprotto: a metterne in pericolo la sopravvivenza, oltre al numero sempre maggiore di pesci predatori, è l’eccessiva antropizzazione. È stato evidenziato infatti che nelle aree dove la densità abitativa è più elevata, dove si trovano scarichi fognari e depositi di rifiuti, il numero di esemplari della piccola salmandra si riduce notevolmente. La lunghezza massima si aggira sui 14–15 cm. In media i maschi sono più lunghi delle femmine. L’euprotto ama l’acqua: vive nei corsi d’acqua e neii laghetti non inquinati e con buona ossigenazione, prevalentemente nelle zone montane e collinari (Limbara e Gennargentu).

Tritone sardo (Euproctus platycephalus)

L’allarme Ispra riguarda anche l’isola di Tavolara: qui almeno sette tipi di piante endemiche sarebbero in pericolo. Per colpa, questa volta, della capra selvatica e del suo formidabile appetito.

da “The Times of India” – 31 agosto 2015

 

Una nuova speranza per salvare gli avvoltoi in India. In Europa tutto tace.

Il governo indiano ha vietato la commercializzazione di fiale multidose di diclofenac per uso umano, che dovrebbe dare una spinta alla conservazione delle popolazioni di avvoltoio nel Paese ed allo stesso tempo evitarne l’abuso sui bovini.

Nelle scorse due decadi, tre specie di avvoltoi hanno visto le loro popolazioni in drastico declino (vicino al 99%) negli ultimi due decenni in India. Recentemente (il 17 luglio) il governo indiano, mediante il Ministo della Salute e del Welfare familiare, ha notificato un provvedimento che rappresenta un sospiro di sollievo per le specie di avvoltoi a rischio di estinzione, così come emerge da una dichiarazione del Bombay Natural History Society (BNHS). In collaborazione con la Royal Society for the Protection of Birds (RSPB), con sede nel Regno Unito e con diversi governi satali indiani, In association with UK-based Royal and several state governments in the country, BNHS ha cercato di preservare gli avvoltoi attraverso l’allevamento in cattività, la ricerca ed il patrocinio legale.

Gli avvoltoi, considerati gli spazzini più efficienti in natura, si nutrono principalmente di cadaveri di animali selvatici e di ungulati domestici. Sono morti in larga scala dopo aver mangiato carcasse di animali d’allevamento cui era stato somministrato diclofenac 72 ore prima della loro morte. Gli avvoltoi soffrono di insufficienza renale e di accumulo di acidi urici negli organi interni.

Capovaccaio (Neophron pernocpterus) – Foto: www.altura-rapaci.org

Secondo la dichiarazione della BNHS, il recente provvedimento governativo ha sancito che, d’ora in poi, la formulazione di diclofenac per uso umano sarà disponibile in fiale per singole dosi di soli 3 ml. Questo consentirà di evitare il suo abuso sui bovini. Il basso costo di questo medicinale antiinfiammatorio, non steroideo, fa si che esso venga utilizzato per trattare dolori ed infiammazioni nei bovini e negli umani; ma è tossico per gli avvoltoi, così come dimostrano studi condotti dalla stessa BNHS e da altre organizzazioni.

L’India ha quindi anticipato l’Unione Europea e l’Italia nell’adottare provvedimenti di tutela delle popolazioni di avvoltoi dal diclofenac. Provvedimenti chiesti a gran voce, nel nostro Paese, dalla LIPU (Lega  Italiana per la Protezione degli Uccelli). Bruxelles, dicevano alla LIPU, “potrebbe chiedere all’Ema (Agenzia Europea per il Farmaco) di revisionare l’autorizzazione e le condizioni di utilizzo del Diclofenac a uso veterinario”. Ma non è accaduto nulla.

Per saperne di più: http://timesofindia.indiatimes.com/home/environment/flora-fauna/New-hope-for-saving-vulture-population/articleshow/48737736.cms